La chirurgia dell’addome, meglio conosciuta come addominoplastica, è una procedura sicura ed efficace per eliminare pelle e grasso in eccesso, e riposizionare i muscoli della parete addominale.

Come ogni operazione però, ha dei rischi e complicanze di cui il paziente deve essere informato prima di sottoporsi all’intervento.

Tra i rischi più comuni ci sono le infezioni, i sieromi, gli ematomi, la deiscenza e la tromboembolia venosa. Oltre, ovviamente, ai rischi legati a qualsiasi intervento chirurgico che preveda l’anestesia.

Sono tutte complicanze rare, che si verificano in percentuali bassissime, di cui però è bene tenere conto. Perché migliorare il proprio aspetto estetico è un diritto, come lo è ridurre il rischio e poter fare una scelta consapevole e ben ponderata. 

L’unico modo per abbattere il rischio o minimizzarlo è scegliere un professionista qualificato, parlare apertamente con lui ed esporgli ogni dubbio e domanda sull’ intervento di addominoplastica. Vediamo nel dettaglio quali sono i rischi legati all’addominoplastica. 

I principali rischi dell’addominoplastica di cui il paziente deve essere informato

Sieromi o ematoni

I seriomi sono accumuli di linfa sottocutanea derivante da rottura da trauma più o meno violenta, mentre gli ematomi sono accumuli di sangue che fuoriescono dai vasi sanguigni interessati dall’intervento chirurgico.

Entrambi possono causare dolore e gonfiore e spesso è necessario aspirarli o drenarli. In particolare, i sieromi vengono aspirati con un ago ed è una procedura che si può fare in ambulatorio. Deciderà il chirurgo come intervenire.

Gli ematomi invece, a seconda delle dimensioni e della localizzazione, possono richiedere un drenaggio, oppure un’aspirazione.

Non vanno mai presi alla leggera perché se trascurati, sia i sieromi che gli ematomi, possono causare infezioni e problemi di cicatrizzazione, per questo è importante indossare la guaina che ne favorirà il riassorbimento.

Cicatrici molto evidenti

Può capitare che la cicatrice dell’intervento diventi ipertrofica (eccessivo accumulo di tessuto cicatriziale) o cheloide (tessuto cicatriziale in rilievo).

Per prevenire una cicatrice ipertrofica o cheloide, è necessario un trattamento specifico con prodotti al silicone (più la percentuale di silicone presente nel prodotto è alta, meglio è). Il gel di silicone va applicato a ferita chiusa per due o tre volte al giorno per circa due o tre mesi.

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Ferite che tardano a guarire o che presentano problemi

Può succedere che la ferita si riapra (deiscenza) a causa di un’infezione o un movimento eccessivo. In casi estremi, è necessario sottoporsi a un nuovo intervento per rimuovere i tessuti necrotici, pulire la ferita e prevenire ulteriori infezioni. Nella maggior parte dei casi, questo si può prevenire con le visite di controllo post-operatorie, durante le quali il medico, di volta in volta, verifica l’andamento della nostra guarigione e la medicazione.

Il chirurgo plastico può decidere di mettere dei punti di sutura per chiudere bene la ferita e farla rimarginare e, nei casi più complessi, può inserire dei drenaggi temporanei per scongiurare il riformarsi di nuovi problemi.

Trombosi venosa ed embolia polmonare

La tromboembolia venosa (TEV) è una complicanza pericolosa ma fortunatamente è rara. Possono formarsi coaguli di sangue nelle vene profonde (trombosi venosa) di solito nelle gambe, o può accadere che un coagulo di sangue si stacchi e arrivi fino ai polmoni (embolia polmonare).

Per evitare e prevenire queste complicanze, in caso di interventi superiori alle tre ore, vengono fatte indossare le calze antitrombo a compressione graduata. Queste calze favoriscono il ritorno del sangue verso il cuore e riducono il rischio di formazione di coaguli.

Necrosi cutanea

Laddove la circolazione sanguigna non è sufficiente, si ha la necrosi cutanea, ossia la morte dei tessuti, che causa cicatrici molto evidenti e anche dolore, nonché un colorito scuro.

La soluzione è il cosiddetto debridement, ossia l’asportazione del tessuto morto, che può essere eseguito con strumenti chirurgici, agenti chimici o terapie meccaniche.

Talvolta, purtroppo, occorre subire un ulteriore intervento chirurgico, per chiudere bene la ferita o ricostruire il tessuto. Nel post-operatorio, spesso il chirurgo prescrive una terapia antibiotica e bendaggi per facilitare il recupero ed evitare ulteriori problemi.

Come ridurre i rischi ed evitare le complicanze dell’ addominoplastica

Affidarsi a un chirurgo plastico esperto

In ambito medico, la prima cosa da fare è verificare sempre le competenze e la specializzazione del professionista a cui affidiamo la nostra salute.

Per sottoporsi a una procedura di addominoplastica, è fondamentale rivolgersi a un chirurgo plastico qualificato, controllare che abbia conseguito la laurea in Medicina e sia specializzato in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Per farlo, basta visitare il sito della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE), oppure quello dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica ed Estetica (AICPE).

Seguire con scrupolo le indicazioni prima e dopo l’intervento di addominoplastica

Il chirurgo plastico che interverrà, deve essere informato sulla salute generale del paziente, su quali farmaci o integratori assume, lo stile di vita, se ha l’abitudine al fumo o allergie, soprattutto ai farmaci. Tutto questo serve per poter fornire le indicazioni necessarie per affrontare al meglio la procedura chirurgica. Il medico controllerà anche manualmente la lassità dei tessuti: in una prima visita è fondamentale.

Per il post-operatorio, il medico darà istruzioni per il recupero ed è importante che il paziente le segua con cura per evitare rischi e complicanze e massimizzare i risultati .

Sicuramente il medico consiglierà alcuni giorni di riposo, quando e come riprendere l’attività fisica, come tenere pulita e medicare la ferita, come e per quanto tempo indossare la guaina compressiva post-operatoria, controllando di volta di in volta la situazione durante le visite dopo l’intervento.

Non solo addominoplastica: mini-addominoplastica e rischi legati a questo intervento

Cos’è la mini-addominoplastica?

La mini-addominoplastica è un intervento che, a differenza dell’addominoplastica completa, coinvolge solamente i quadranti inferiori dell’addome, ovvero l’area al di sotto dell’ombelico.

Questo tipo di intervento è consigliato a persone che hanno un moderato rilassamento cutaneo, non hanno una buona elasticità e hanno molto tessuto adiposo nella parte dell’addome al di sotto dell’ombelico. In molti casi è la scelta preferita dopo la gravidanza, o un calo ponderale non drastico, poiché consente di migliorare l’aspetto e la funzionalità in casistiche particolari come ad esempio la diastasi.

La mini-addominoplastica è una procedura chirurgica meno invasiva dell’addominoplastica completa che richiede un tempo minore in sala operatoria.

Tuttavia, anche se è meno invasivo rispetto all’addominoplastica, non è esente da rischi e complicanze come qualsiasi altro intervento. Possono insorgere infatti infezioni, per la cui guarigione serve una cura antibiotica, ma anche sieromi o ematomi, che non sono altro che accumuli di liquidi e sangue che vanno aspirati o drenati.

E ancora, la cicatrice può non guarire correttamente e diventare ipertrofica o cheloide e, come abbiamo già spiegato nel paragrafo dedicato allo stesso argomento in riferimento all’addominoplastica, per ovviare al problema servono ulteriori trattamenti.

Anche se raramente, possono verificarsi tromboembolie venose e, a livello estetico, può capitare per una serie di fattori, che i risultati estetici non siano quelli desiderati.

Conclusioni

L’addominoplastica, sia nella sua forma completa che nella versione mini, è una procedura chirurgica molto usata per migliorare l’aspetto dell’addome. È un intervento sicuro ed efficace è vero, ma come ogni intervento chirurgico, può avere una serie di rischi e complicanze che il paziente deve sapere.

I rischi principali includono infezioni, ematomi, sieromi, cicatrici visibili e problemi di guarigione delle ferite come la deiscenza. Una complicanza più grave è la tromboembolia venosa, che fortunatamente si presenta raramente.

Per ridurre al minimo le probabilità di incorrere in problemi durante la procedura e nel post-operatorio, è fondamentale rivolgersi a un chirurgo esperto, verificare le sue competenze e seguire le istruzioni pre e post-operatorie indicate dal professionista. 

Articolo revisionato dalla Dr.ssa Elena Lucattelli, Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, Dirigente Medico presso l’Ospedale Franchini, Santarcangelo di Romagna (RN, Italia) e attiva anche in libera professione a Bologna (BO, Italia) e San Marino

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